Un Mutuo è per sempre

Il matrimonio al giorno d’oggi non è più una svolta nella vita.
Sempre più giovani scelgono vie alternative o si sposano dopo lunghe convivenze.

Il vero impegno per la vita del piccoloimprenditore, al giorno d’oggi, è il Mutuo.

Molto spesso accade che la coppia scelga come rito di passaggio il
rogito con erogazione contestuale del Mutuo. I due giovani si
presentano dal celebrante, il notaio, accompagnati dal funzionario di
banca. Con lui hanno stipulato il Mutuo Mistico, a tasso fisso per i primi
dieci minuti e variabile indicizzato alla ruota di Milano per i trent’anni successivi.

Subito dopo l’atto i due cointestatari ricevono i parenti, gli amici e il funzionario di banca
per il tradizionale Pranzo di Mutuo. Sorridenti stringono mani e
ringraziano per le felicitazioni che altri intestatari di mutuo
rivolgono loro.  Si fanno le foto di rito, si rompe il salvadanaio.

Ogni tanto gli amici
intonano il coro di “Ra-teo! Ra-teo! Ra-teo!”:  i due giovani si guardano negli occhi,
estraggono il portafogli e pagano al funzionario di banca la quota di interessi
maturata in quelle poche ore. 
Il padre della sposa in genere si commuove.

Fantapiccoloimprenditore

Si diventa piccoloimprenditore per scelta, per necessità o per caso. Altre volte piccoloimprenditore non lo si diventerà mai.

Comunque sia, almeno  una volta nella vita chi non
è piccoloimprenditore sogna la sua piccolaimpresa e chi invece
già  lo è sogna la sua piccolaimpresa ideale.

A volte queste piccoleimprese non vedranno mai la luce perchè
rimangono nella nostra fantasia. Condividerle potrebbe
portare alcune di queste fantapiccoleimprese a prendere
forma.

Io per esempio ho due desideri:

La vera fantapiccolaimpresa:  pubblicare manuali che mettono insieme modi etnici e internazionali di risolvere e affrontare problemi pratici
Lo ritengo un mercato poco battuto e con molto matriale a
disposizione,  inoltre dà l’opportunità di viaggiare e conoscere
bene culture diverse.

la fanta fantapiccolaimpresa: attrezzare una bancarella per vendere stuzzicadenti in una spiaggia tropiacale. Non si
guadagna molto ma si lavora in un bel posto,  si fatica poco e si
ha la certezza di coprire l’unica esigenza non
ancora soddisfatta di chi stà in spiaggia a prendere il sole 
(consigliata solo per piccoliimprenditori già ricchi).  

E voi?  che piccolaimpresa sognate?

 

      

 

Carneade, chi era costui?

Ci sono nomi che il piccoloimprenditore deve conoscere,  inderogabilmente.



  1. Papa
  2. Re e Regine (è sufficiente Gran Bretagna,  Spagna  e   Principato di Monaco)
  3. Presidente USA,  Unione Europea,  Cina
  4. Primo Ministro Gran Bretagna,  Francia,  Germania,  Spagna,  Italia ovviamente
  5. Ministri del Governo italiano, almeno Economia,  Attività Produttive,  Esteri,  Infrastrutture,  Lavoro
  6. Segretari triade CGIL, CISL, UIL
  7. Presidente Confindustria
  8. Presidente Regione in cui il piccolo imprenditore è ubicato nonché sindaco e assessore industria/attività produttive della città in cui ha sede la piccolaimpresa
  9. Direttore Sole24Ore,  Corriere della Sera,  Repubblica
  10. Amministratore Delegato Pirelli, Fiat, Telecom, Tim,  Banca Intesa, Unicredito, Eni, Enel

Li sapete tutti? Fate questo piccolotest. 


Ricordate che il piccoloimprenditore deve saper sostenere qualsiasi tipo di conversazione e soprattutto deve capire, quando parla qualcuno, se si tratta di un carneade che può, anche alla lontana, produrre GRANDI effetti sulla sua piccolaimpresa.


 

Quando la donna è un piccoloimprenditore

Quando la donna annuncia di voler diventare un piccolo imprenditore
(ovvero una PICCOLA IMPRENDITRICE), le reazioni degli amici sono le
stesse di quando ha annunciato di voler prendere la patente …
vogliamo dire freddine?
L’amica del cuore, quella su cui sai di poter contare sempre, per
intenderci quella che quando si giocava a Barbie ti lasciava sempre il
Ken biondo come fidanzato, abbozza un sorriso e poi ti dice: “Certo che
per noi donne far carriera richiede molti sacrifici: marito, figli,
hobby, amici, vacanze, parrucchiere, estetista, manicure … AMANTE!”.
E in effetti ha ragione. Perché senza marito, parrucchiere, estetista,
manicure … trovare uno straccio di amante è praticamente impossibile.

Ma la piccola imprenditrice sa di poter fare a meno dell’amante.

E poi a voler ben vedere: i mariti sono quasi sempre gelosi e
fedifraghi, i figli fin che son piccoli OK ma quando crescono sono un
bel mal di testa, degli hobby dopo un po’ ci si stufa e gli amici ti
mollano sempre nel momento del bisogno.
Ciò detto (la piccola imprenditrice prende mentalmente fiato) un minimo
di vacanze volendo si riesce a fare, dal parrucchiere scatta la tinta
coatta ai tre centimetri di crescita e per quanto riguarda l’estetista
… beh, due cerette l’anno non se le nega nessuno.
Rimane la manicure … ma con la vita grama che fa, volete che la piccola imprenditrice NON SI MANGI LE UNGHIE???

Riduzione dei costi

Al giorno d’oggi ci sono poche certezze.
Una di queste è la drammatica restrizione di budget che i responsabili
IT delle aziende si trovano ad affrontare da un paio d’anni a
questa parte. D’altronde è vero che se si riescono a tagliare del tutto i costi rimarranno solo i ricavi.

Sensibile come un furetto alle esigenze di mercato e svelto come un
coguaro a coglierne le opportunità, il piccoloimprenditore inizia la
commercializzazione di una linea di personal computer caratterizzati da
basso costo, facilità di utilizzo, lunga durata e  bassissima manutenzione. 

portatile piccoloimprenditore grilloparlante.JPG

portatili del piccoloimprenditore

La linea internet, 3

Il piccoloimprenditore telefona alla Telecom per rivendicare il rapimento del Tecnico di territorio.


“Benvenuti in Telecom Italia!
Per informazioni commerciali, premere il tasto 1.
Per informazioni su ChiamaGratis, premere il tasto 2.
Per segnalazione guasti sulla linea, premere il tasto 3.
Per rivendicare il rapimento di un tecnico di territorio, premere il tasto 4.”


Preme 4.

a ripensarci oggi……

Era
il due maggio (data significativa: avrei dovuto aspettare un intero
anno per godermi la festa dei lavoratori!), ero stato assunto in una
azienda metalmeccanica come programmatore informatico. Il contratto di
assunzione era già per me il mio bastone del comando. Quel semplice
foglio di carta mi aveva trasformato: indossavo camicia stirata di
fresco, vestito grigio e scarpe di vero cuoio: quel foglio era il
mio visto d’ingresso per il mondo del lavoro, il mondo vero.
Mi vedevo già a capo di quella grossa fabbrica e delle sue assordanti presse.

Il
mio capo mi si presentò come il perfetto informatico anni 80: occhiali
di tartaruga, camice bianco indossato sopra la giacca, decine di penne
nella tasca e badge magnetico (allora inesistente) per l’accesso
riservato alla sala computer.

Procedemmo
alla mia vestizione: per gli occhiali non potei fare niente, dovetti
tenere i miei di plastica, ma camice, penne e badge
diventarono presto di mia dotazione: feci così il mio ingresso
nella sala computer: stanza dei tesori accessibile solo a noi
informatici: enorme, bianchissima, algida, con dei computer immensi che
producevano ronzii assordanti.

Il
mio capo cominciò a parlare: io stavo già immaginando un discorso del
tipo: “-figliolo, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo-” e invece
lui, con mossa da vero prestigiatore, non so come, materializzò una
scopa, me la pose in mano e mi disse: “- c’è molta polvere qua dentro,
iniziamo dando una bella pulitina-” e lasciò chiudere dietro di sè la
porta della sala dei tesori, abbandonandomi solo con i miei sogni
di carriera, i computer e la scopa.

Oggi,
che tocca a me fare il discorso di benvenuto a chi viene a lavorare con
noi, considero quel gesto la più grande lezione di vita mai
ricevuta al di fuori della famiglia: la dignità del lavoro è da
ricercarsi nel come si svolge un’attività e non nell’attività stessa.

Metaforicamente,
ho sempre in un angolo del mio ufficio la scopa del mio capo e la
considero l’arma segreta non solo della mia (seppur breve) carriera
lavorativa, ma della mia stessa vita.

E la vostra “arma segreta”, qual’è?

Vicino ad un grande piccoloimprenditore c’è sempre una grande donna

La mia fortuna, lo devo ammettere, è stato conoscere mia moglie.
Devo a lei il mio successo nel mondo degli affari,  senza di lei probabilmente sarei ancora il garzone di bottega di quando ci siamo conosciuti ed innamorati. 
Il suo segreto è tanto semplice quanto efficace:
HA SEMPRE SPESO PIU’ DI QUANTO IO RIUSCISSI A GUADAGNARE.
In viaggio di nozze i primi segnali:  si è impuntata che la sua fede nuziale sfigurava confrontata con quelle delle altre sposine che c’erano in albergo e da qui  ad entrare da Bulgari a Capri il passo è stato breve. Per riuscire a racimolare i soldi per il ritorno a casa, dopo che lei si addormentava,  io sgusciavo al porto e aiutavo i pescatori a scaricare il pesce.  Tornati a Milano, trovare  un secondo lavoro per pagare il divano in pelle è stato un gioco da ragazzi. Attrezzare la cantina a piccolo  laboratorio ha fatto sì che le rate per l’Alfa Duetto non fossero un problema. Ho faticato un po’ con la casa al mare, ma poter contare sulla distribuzione dei giornali tanto che al mattino andavo a bottega ha reso la cosa meno pesante.  Ora, dopo trent’anni di matrimonio, mentre guardo la nostra villa sul lago di Como, la Bentley parcheggiata sul prato, la fabbrica a pieno regime dall’altra parte del lago non posso che pensare che tutto questo lo devo a mia moglie.


Tutto questo lo devo a mia moglie,  il giudice è stato chiaro. I termini della separazione non si discutono, spero solo che il suo personal trainer, con quelle manone da culturista che si ritrova, non rovini la Bentley quando la guiderà.