Il preventivo

Mia moglie ha portato la macchina dal meccanico, la nostra Punto del ’98.

A cena si svolge la seguente conversazione.

Lei: “Ha chiamato il meccanico, domani vado a ritirare la macchina. Sai se prende la carta di credito?”

Io: “Non so, boh. Quanto devi pagare?”

Lei: “Non lo so, non ho chiesto.”

Io: “Non ti sei fatta fare il preventivo, PRIMA???”

Lei: “No…”

Il giorno dopo, dal meccanico.

 

Io: “…”

Meccanico: (alza le sopracciglia con fare innocente) “Abbiamo dovuto cambiare qualche pezzo.”

Lo strano caso del Web 2.0 (quarta puntata)

(Le altre puntate qui, qui e qui)

“Oh, mi scusi! Non pensavo ci fosse ancora qualcuno a quest’ora.”

Alzo la testa dal portatile e in fondo alla sala vedo l’uomo delle pulizie, che fa per allontanarsi. “No, si figuri” lo richiamo, “faccia pure. Anzi adesso raccolgo le mie cose e vado, faccia come non ci fossi.”

La sala riunioni è completamente illuminata dai neon, fuori ormai buio. Il resto dell’ufficio silenzioso. E’ un uomo sulla cinquantina, non molto alto, sorride paziente. Ha il carrello pieno di stracci e detersivi. Mi fa un  cenno ad indicare la guancia:  “la tastiera?”.

“Come?”

“I segni della tastiera. Si deve essere addormentato sul PC. Ha tutte le lettere sulla faccia” dice avvicinandosi “e pure una piccola mela morsicata sul naso.”

“Ah, eh, si, ecco… si, ho avuto una riunione pesante, diciamo.”

“Che lavoro fa? Consulente?”

“Si, sono un consulente. Internet e Web 2.0.”

“Ah! Anche ieri avevamo qui un consulente Web 2.0. Un tipo simpatico, ma un po’ strano. Ha lasciato un libretto rosso che non ha letto nessuno e alla fine l’ho usato per pareggiare una scrivania traballante.”

“Forse ho presente chi é.”

“La sua riunione, tutto bene?”

“Si… cioè no. Sono abituato ad un’accoglienza tiepida ma stavolta c’era proprio diffidenza. E’ come se volessero la conferma che tutto questo è solo uno scherzo, una bolla che si dissolverà presto. In effetti quando mi hanno chiesto “ROI?” non avrei dovuto rispondere “Oui, c’est moi.” ”

“Ah, il ROI!” – esclama divertito -“Mi sembra di essere tornato indietro di dieci anni. Allora si litigava per decidere se dare l’accesso a Internet ai dipendenti… oggi a Facebook… è proprio vero che la storia si ripete.”

“Lei conosce Facebook?” chiedo, un po’ incredulo.

“Come no! Sicuro. Certo i miei figli preferirebbero di no, ma è molto comodo. Anche se è un po’ un casino, c’è dentro veramente di tutto. Però per le foto è comodo.”

“Si figuri che metà delle persone presenti in riunione oggi di Facebook aveva solo sentito parlare. Al telegiornale.  E io che vendo social tools per la collaborazione fra i dipendenti avevo l’impressione di parlare un po’ al vento.”

“Eh già. Comunque la vedo dura che meccanismi di collaborazione orizzontali piacciano a chi impersona la gerarchia, che costino poco o tanto.”

“Ehm… si, vero. D’altra parte però capisco la loro esigenza di misurare il ritorno a fronte di un investimento e qui io non ho risposte pronte.”

“Si, ma non comprano mica un macchinario!” –  ribatte, avvicinandosi alla lavagna e iniziando uno schizzo – “ Stiamo parlando della combinazione di persone, processi e capitale informativo… database e tutto il resto. Nessuno di questi ha un valore che può essere misurato in sé. Credo che l’impatto in termini finanziari si possa misurare solo indirettamente: il loro valore dipende dal loro effetto sulla capacità dell’azienda di realizzare la sua strategia, di avere risultati.  La tecnologia e la conoscenza hanno sostanzialmente un effetto leva, fanno raggiungere il successo più rapidamente alle aziende virtuose e accelerano il declino delle altre.” conclude con passione.

“Scusi se mi permetto ma… lei fa le pulizie qua dentro, giusto? Perché, come dire, mi sembra ben ferrato su questi temi.”

“Ehm, insomma.  Sa, io riordino le scrivanie, svuoto i cestini… non ha idea di quanti report e piani strategici vengano cestinati ogni giorno. Tante idee, anche belle, scartate dal management. Io le porto a casa e con calma me li leggo. Lavoro qui da più di quindici anni e nel tempo mi sono fatto una cultura. Mi compro anche qualche libro ogni tanto, sa? L’ultimo che ho preso parla del modello a quattro direzioni. E poi ne ho un altro che dice che in futuro sarà tutto gratis.”

“Ho presente anche questi, si.”

E continua pensieroso “Sa una cosa? Mi sono reso conto che alla fine viene accettato ciò che non minaccia l’ordine costituito. Forse la vera innovazione può venire solo dall’esterno, forse il management dell’innovazione è una pessima idea. Forse la sto annoiando…” conclude sorridendo.

“No, anzi. Senta, questo è il mio biglietto da visita. Magari mi può telefonare e se ha voglia ci possiamo rivedere, le offro da bere e ne parliamo con calma.”

“Mah, se ci tiene… volentieri, mi farebbe piacere. Qui non è che mi tengano molto in considerazione. A parte il padrone: é lui che mi ha assunto e trova sempre dieci minuti per fare quattro chiacchere anche con me. Anzi, sa che le dico? Secondo me dovrebbe parlare direttamente con lui. Magari appena lo vedo glielo propongo.”

Il ritorno in Apecar è insolitamente piacevole. Fa caldo, gomito fuori dal finestrino e fari accesi nella notte. Rifletto. L’uomo delle pulizie con la passione per Internet non me lo sarei mai aspettato. 

Ma forse è perché predico bene,  poi il primo a non vedere il cambiamento sono io.

Working Capital Torino – Cartolina

Cartolina dal Working Capital a Torino: durante la discussione sull’innovazione, Nicola Mattina manda sul maxischermo il flusso in real-time della ricerca su FriendFeed.

I relatori (presidente di Grande Azienda, direttore di Importante Quotidiano, rettore di Primaria Università) parlano parlano ma ad un certo punto, prima di sfuggita e poi sempre più insistentemente, iniziano a osservare il maxischermo e a guardare in alto, negli occhi, la conversazione che li riguarda, che accade alle loro spalle.

Mi é sembrata un’immagine bellissima.