Che fine hanno fatto gli incentivi per la Banda Larga?

Vi ricordate gli 800 milioni che avrebbero dovuto finalmente finanziare lo sviluppo della Banda Larga in Italia? Quei famosi soldi che erano stati “congelati”.

Vediamo com’è andata.

Qualche giorno prima, a Roma.

Segretario del Ministro: “E poi, Onorevole, ci sarebbe la questione del fondo per lo sviluppo della Banda Larga. Dice che raschiando il fondo del barile alla fine i soldi li han trovati.”

Ministro: “Oh, bene bene – si avvicinano le elezioni e ho bisogno di buone notizie. Dimmi, tu che sei giovane, io di queste cose non ne capisco, figurati che non so nemmeno programmare il videoregistratore eh eh… dimmi, cosa sarebbe esattamente questa banda larga?”

Segr. Del Min.: “Si tratta di Internet, conosce? Facebook?”

Min.: “Ma Feisbuc c’è già! Ne sento spesso parlare al TG4.”

Segr. Del Min.: “Esatto, i soldi servono per lo sviluppo, per permettere una navigazione più veloce.”

Min.:”Uhm… (si fa pensieroso) Certo, una navigazione veloce è importante. Certo, certo. La navigazione.”

Qualche giorno dopo, sul Corriere Della Sera.

Interpretazione della protesta

Rispetto alle proteste seguite ad altri provvedimenti raccapriccianti passati negli anni scorsi, il decretino del venerdi sera ha suscitato parecchie proteste, in rete ma anche al bar.

E mi son chiesto: come mai? Non che mi dispiaccia ma volevo capire cosa era cambiato, qual era la differenza rispetto a, che so, una depenalizzazione del falso in bilancio (non ho voglia di far la lista).

Poi ho capito.

Stavolta non si tratta delle regole, non si tratta della legge, della giustizia. Stavolta si tratta di un ritardo: semplificando, sono arrivati tardi a consegnare le liste e al primo intoppo formale li han buttati fuori. 

E in Italia puoi considerarti al di sopra della legge, ma non provare mai a considerarti al di sopra della burocrazia.