Vicino ad un grande piccoloimprenditore c’è sempre una grande donna

La mia fortuna, lo devo ammettere, è stato conoscere mia moglie.
Devo a lei il mio successo nel mondo degli affari,  senza di lei probabilmente sarei ancora il garzone di bottega di quando ci siamo conosciuti ed innamorati. 
Il suo segreto è tanto semplice quanto efficace:
HA SEMPRE SPESO PIU’ DI QUANTO IO RIUSCISSI A GUADAGNARE.
In viaggio di nozze i primi segnali:  si è impuntata che la sua fede nuziale sfigurava confrontata con quelle delle altre sposine che c’erano in albergo e da qui  ad entrare da Bulgari a Capri il passo è stato breve. Per riuscire a racimolare i soldi per il ritorno a casa, dopo che lei si addormentava,  io sgusciavo al porto e aiutavo i pescatori a scaricare il pesce.  Tornati a Milano, trovare  un secondo lavoro per pagare il divano in pelle è stato un gioco da ragazzi. Attrezzare la cantina a piccolo  laboratorio ha fatto sì che le rate per l’Alfa Duetto non fossero un problema. Ho faticato un po’ con la casa al mare, ma poter contare sulla distribuzione dei giornali tanto che al mattino andavo a bottega ha reso la cosa meno pesante.  Ora, dopo trent’anni di matrimonio, mentre guardo la nostra villa sul lago di Como, la Bentley parcheggiata sul prato, la fabbrica a pieno regime dall’altra parte del lago non posso che pensare che tutto questo lo devo a mia moglie.


Tutto questo lo devo a mia moglie,  il giudice è stato chiaro. I termini della separazione non si discutono, spero solo che il suo personal trainer, con quelle manone da culturista che si ritrova, non rovini la Bentley quando la guiderà.  

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