Lustro

Niente, mi sono accorto solo adesso che ridendo e scherzando il blog ha fatto cinque anni dalla sua apertura.

Un ringraziamento a tutti quelli che hanno lasciato i loro commenti qui o su FriendFeed ed anche a quelli che semplicemente hanno avuto la pazienza di leggere le mie facezie.

Alcuni di loro ho avuto modo di conoscerli di persona, ed ora ho la risposta pronta per chi mi chiede un buon motivo per aprire un blog.

AREA Science Park – Business Day

Di questi tempi se hai un’azienda hai la disperata necessità di differenziarti, il che vuol dire idee nuove.

Vi segnalo l’interessante iniziativa di AREA Science Park, ovvero il Business Day: una giornata di incontri con imprese innovative del Parco Scientifico Tecnologico.

AREA Science Park è operatore di riferimento nazionale nel trasferimento tecnologico e prestigioso Parco Scientifico e Tecnologico multisettoriale. Sono 87 le realtà attive nei 2 campus, fra cui 66 imprese ad alto tasso di innovazione e 21 centri di ricerca. 2.200 addetti operanti nel Parco e oltre 140 milioni di euro di fatturato annuo complessivo. In AREA Science Park si svolgono attività di ricerca, sviluppo e innovazione tese al raggiungimento di risultati d’eccellenza: Energia e ambiente, Scienze della vita, Informatica e ICT, Fisica, Materiali, Nanotecnologie. E’ un luogo dove la formazione di alta qualità, la ricerca ed il fare impresa si incontrano e si convertono in una fondamentale risorsa per la crescita economica ed occupazionale del territorio.

Le iscrizioni chiudono Lunedi 14, manca poco. La partecipazione è gratuita.

[Business Day – 2 Ottobre 2009]

Valorizzare il proprio tempo

Se domani doveste mettervi in proprio, quale sarebbe la risorsa più scarsa in vostro possesso, quella da amministrare in maniera più oculata?

Nove persone su dieci, intervistate, hanno risposto “i soldi“.

La decima ha risposto “metti a letto i bambini e aiutami a stirare, piuttosto”.

Invece la risposta corretta secondo me è il tempo. Ci ho messo anni a capirlo, ma credo sia proprio così.

Una delle difficoltà più grandi per chi si mette in proprio è dare un valore monetario al proprio tempo, in modo da poter prendere delle decisioni e dare priorità a quello che si fa. 10/100/1000 euro al giorno? L’importante è decidere.

Non fare questa operazione porterà a lunghe notti in cui vi occupate di dettagli che potrebbero essere seguiti da qualcun altro. Se la fate invece sarete in grado di decidere più rapidamente cosa fare voi e cosa delegare o comprare come servizio.

Anche se pagare qualcuno per fare un lavoro che potreste fare voi sulle prime non suona come una buona idea, per la mia esperienza è il passo decisivo verso la possibilità di maggiori guadagni per chi ha deciso di mettersi in proprio.

 

Lo strano caso del Web 2.0 (quarta puntata)

(Le altre puntate qui, qui e qui)

“Oh, mi scusi! Non pensavo ci fosse ancora qualcuno a quest’ora.”

Alzo la testa dal portatile e in fondo alla sala vedo l’uomo delle pulizie, che fa per allontanarsi. “No, si figuri” lo richiamo, “faccia pure. Anzi adesso raccolgo le mie cose e vado, faccia come non ci fossi.”

La sala riunioni è completamente illuminata dai neon, fuori ormai buio. Il resto dell’ufficio silenzioso. E’ un uomo sulla cinquantina, non molto alto, sorride paziente. Ha il carrello pieno di stracci e detersivi. Mi fa un  cenno ad indicare la guancia:  “la tastiera?”.

“Come?”

“I segni della tastiera. Si deve essere addormentato sul PC. Ha tutte le lettere sulla faccia” dice avvicinandosi “e pure una piccola mela morsicata sul naso.”

“Ah, eh, si, ecco… si, ho avuto una riunione pesante, diciamo.”

“Che lavoro fa? Consulente?”

“Si, sono un consulente. Internet e Web 2.0.”

“Ah! Anche ieri avevamo qui un consulente Web 2.0. Un tipo simpatico, ma un po’ strano. Ha lasciato un libretto rosso che non ha letto nessuno e alla fine l’ho usato per pareggiare una scrivania traballante.”

“Forse ho presente chi é.”

“La sua riunione, tutto bene?”

“Si… cioè no. Sono abituato ad un’accoglienza tiepida ma stavolta c’era proprio diffidenza. E’ come se volessero la conferma che tutto questo è solo uno scherzo, una bolla che si dissolverà presto. In effetti quando mi hanno chiesto “ROI?” non avrei dovuto rispondere “Oui, c’est moi.” ”

“Ah, il ROI!” – esclama divertito -“Mi sembra di essere tornato indietro di dieci anni. Allora si litigava per decidere se dare l’accesso a Internet ai dipendenti… oggi a Facebook… è proprio vero che la storia si ripete.”

“Lei conosce Facebook?” chiedo, un po’ incredulo.

“Come no! Sicuro. Certo i miei figli preferirebbero di no, ma è molto comodo. Anche se è un po’ un casino, c’è dentro veramente di tutto. Però per le foto è comodo.”

“Si figuri che metà delle persone presenti in riunione oggi di Facebook aveva solo sentito parlare. Al telegiornale.  E io che vendo social tools per la collaborazione fra i dipendenti avevo l’impressione di parlare un po’ al vento.”

“Eh già. Comunque la vedo dura che meccanismi di collaborazione orizzontali piacciano a chi impersona la gerarchia, che costino poco o tanto.”

“Ehm… si, vero. D’altra parte però capisco la loro esigenza di misurare il ritorno a fronte di un investimento e qui io non ho risposte pronte.”

“Si, ma non comprano mica un macchinario!” –  ribatte, avvicinandosi alla lavagna e iniziando uno schizzo – “ Stiamo parlando della combinazione di persone, processi e capitale informativo… database e tutto il resto. Nessuno di questi ha un valore che può essere misurato in sé. Credo che l’impatto in termini finanziari si possa misurare solo indirettamente: il loro valore dipende dal loro effetto sulla capacità dell’azienda di realizzare la sua strategia, di avere risultati.  La tecnologia e la conoscenza hanno sostanzialmente un effetto leva, fanno raggiungere il successo più rapidamente alle aziende virtuose e accelerano il declino delle altre.” conclude con passione.

“Scusi se mi permetto ma… lei fa le pulizie qua dentro, giusto? Perché, come dire, mi sembra ben ferrato su questi temi.”

“Ehm, insomma.  Sa, io riordino le scrivanie, svuoto i cestini… non ha idea di quanti report e piani strategici vengano cestinati ogni giorno. Tante idee, anche belle, scartate dal management. Io le porto a casa e con calma me li leggo. Lavoro qui da più di quindici anni e nel tempo mi sono fatto una cultura. Mi compro anche qualche libro ogni tanto, sa? L’ultimo che ho preso parla del modello a quattro direzioni. E poi ne ho un altro che dice che in futuro sarà tutto gratis.”

“Ho presente anche questi, si.”

E continua pensieroso “Sa una cosa? Mi sono reso conto che alla fine viene accettato ciò che non minaccia l’ordine costituito. Forse la vera innovazione può venire solo dall’esterno, forse il management dell’innovazione è una pessima idea. Forse la sto annoiando…” conclude sorridendo.

“No, anzi. Senta, questo è il mio biglietto da visita. Magari mi può telefonare e se ha voglia ci possiamo rivedere, le offro da bere e ne parliamo con calma.”

“Mah, se ci tiene… volentieri, mi farebbe piacere. Qui non è che mi tengano molto in considerazione. A parte il padrone: é lui che mi ha assunto e trova sempre dieci minuti per fare quattro chiacchere anche con me. Anzi, sa che le dico? Secondo me dovrebbe parlare direttamente con lui. Magari appena lo vedo glielo propongo.”

Il ritorno in Apecar è insolitamente piacevole. Fa caldo, gomito fuori dal finestrino e fari accesi nella notte. Rifletto. L’uomo delle pulizie con la passione per Internet non me lo sarei mai aspettato. 

Ma forse è perché predico bene,  poi il primo a non vedere il cambiamento sono io.

Working Capital Torino – Cartolina

Cartolina dal Working Capital a Torino: durante la discussione sull’innovazione, Nicola Mattina manda sul maxischermo il flusso in real-time della ricerca su FriendFeed.

I relatori (presidente di Grande Azienda, direttore di Importante Quotidiano, rettore di Primaria Università) parlano parlano ma ad un certo punto, prima di sfuggita e poi sempre più insistentemente, iniziano a osservare il maxischermo e a guardare in alto, negli occhi, la conversazione che li riguarda, che accade alle loro spalle.

Mi é sembrata un’immagine bellissima.

Drinking from the firehose

La traduzione potrebbe essere, più o meno, “bere dall’idrante dei pompieri”: è la sensazione che molte persone mi riportano chiedendomi come faccio a star dietro alla massa di informazioni che riceviamo da Internet. News, segnalazioni di amici, e-mail contenenti un link e con oggetto “guarda questo”.

La risposta breve è: non ci riesco 🙂

La risposta lunga è: ci provo, usando un processo affinato nel tempo, sicuramente migliorabile, che ho provato a riassumere in poche slides.

Ovviamente chi avesse suggerimenti è assolutamente il benvenuto 🙂

Vodafone, tethering e il maggior valore

Scopro (via Max Trisolino) che Vodafone intenderebbe far pagare un balzello aggiuntivo ai possessori di iPhone con relativo piano dati qualora decidessero di usarlo come modem (il famoso tethering introdotto con l’aggiornamento 3.0). In pratica non si potrebbero usare i Gb già pagati per il traffico dati da iPhone, pur utilizzando lo stesso dispositivo per l’accesso a Internet.

Questa mossa (se confermata) lascerebbe agli utenti Vodafone le seguenti possibilità:

  • non pagare, maledicendo Vodafone ogni qualvolta si abbia la necessità di collegarsi a Internet col proprio notebook (livello di bruciore: medio);
  • pagare, maledicendo Vodafone per l’esborso aggiuntivo (livello di bruciore: alto);
  • passare ad altro operatore, maledicendo Vodafone per averli spinti fra le peripezie della portabilità (livello di bruciore: medio-basso, ma con arrossamenti).

Dall’articolo:

Tra le ipotesi c’è quella di un maggior “valore” attribuito ai MB trasferiti sul computer (che può fare cose che iPhone non fa) rispetto a quelli che si scaricano direttamente sul cellulare.

Speriamo che sia solo l’ennesimo complotto della Sinistra. Intanto il tethering sugli iPhone con SIM Vodafone è disabilitato.

A questo punto perché non far pagare di più le chiamate in vivavoce? In fondo per me che sto guidando rappresentano un maggior valore. Edit: no, non ho scritto niente. Mica che gli vengano strane idee. 

Disclaimer: sono abbonato Vodafone, recentemente migrato da altro operatore.

FriendFeed e la regolazione del volume

 

(Image courtesy of CoolestTees)

Essendo avverso a ogni forma di ballo quando partecipo ad un rinfresco di matrimonio sono solito ritrovarmi impegnato in conversazioni con altri uomini non-danzanti (e nel caso non ve ne siano  temporeggio bevendo spuma).

Friendfeed mi ricorda molto questo genere di consessi. Tipicamente sono al tavolo con FOAF mai visti prima (“io sono il cugino dello sposo, voi siete amici della sposa?” “io sono il suo ex” “anche io” “anche io” “anche io, però sono anche il fotografo” “io spero di essere il prossimo”) e vengo introdotto nelle conversazioni in virtù di questi legami.

Come su FF, fingendo di rifornirmi di salatini con nonchalance passo da un gruppetto all’altro, da una conversazione all’altra.

Quel che mi manca molto su FF è la capacità di modulare il volume in base al thread.

Mi spiego: prendiamo il caso di due miei amici A e B .

foaf

Se io commento o gradisco un post di A, B si ritroverà il post di A nel suo stream, in quanto potenzialmente interessante.

foaf-stream

Purtroppo però a volte (quasi sempre) i miei commenti sono banali facezie condite di doppi sensi e giochi di parole, quindi B si ritrova esposto a una conversazione per lui poco interessante, a del rumore di fondo. A invece condivide con me la passione per il calembour e gradisce molto questi miei interventi.

Sono di fronte a un bivio: come posso accontentare A senza annoiare B?

L’ideale (imho) sarebbe utilizzare i gruppi per limitare il broadcast. Nel commentare il post di A, indico che quella conversazione va limitata ai miei contatti nel gruppo “quelli in grado di sopportarmi”. B non viene a conoscenza del post di A, se non attraverso altri FOAF.

Ah, per concludere il parallelo FF/rinfresco di matrimonio posso dire che la Grande Azienda è la sposa che ci rimane male perché ha pianificato tutto per mesi e ora, proprio quel giorno, la gente fa quello che vuole.