Uno cerca il progresso

Ricevere una pila di CV.

Trovarne quelli interessanti.

Telefonare per ridurre a un numero ragionevole gli appuntamenti.

Prendere appuntamenti.

Fare le stesse domande, spiegare le stesse cose.

Le faremo sapere. 

Siamo nel 2007… Possibile che non esista un modo migliore per trovare nuovi collaboratori?

Interruptus

Ieri sera, casa del PiccoloImprenditore ore 20 circa.

Suona il cellulare. Ovviamente suona sempre quando sono nel mezzo di qualcosa di importante. Interrompo la deiezione e vado a rispondere. Chi sarà alle otto di sera?

E’ la banca. Anzi no: è un signore che dice di lavorare per la banca on-line di cui sono correntista. Dice servizio, cliente, vicinanza, noi non abbiamo sportelli e per rimediare le assegnamo un personal qualcosa. Gratis. Come in una banca tradizionale lei avrà un interlocutore in carne ed ossa.

Se volevo l’interlocutore non facevo il conto con voi, penso, ma penso anche che il lavoro nobilita il promotore e gli dico che va bene, datemi questo beneficio gratis che pagherò mese dopo mese.

Ecco, ci sarebbe da vedersi per finalizzare, devo fare l’aggancio tecnico (?).

Non se ne parla nemmeno, mi scriva un’e-mail. Non si può devo farle firmare una cosa. 

Niente, dopo estenuante tira e molla io… vuoi per il sospeso di pochi minuti prima da terminare, vuoi per curiosità, me lo devo sorbire domani sera alle 17.

Vi tengo informati. 

Pulizie

Stamattina all’accensione il mio pc si presentava così: 

desktop.jpg

E’ singolare la somiglianza con la mia scrivania e in generale il mio ufficio. Ho quindi ingaggiato un ingegnere filippino che viene due volte alla settimana a mettermi in ordine il desktop.

 

Date a Cesare

Tempi duri per il PiccoloImprenditore: a quanto pare la PiccolaImpresa dovrà pagare in tasse e balzelli l’equivalente del Prodotto Interno Lordo di un piccolo stato africano (o, se volete, l’equivalente del fatturato di un notaio).

Preoccupato? No, avevamo già un piano sul da farsi… e le offerte per il rene del PI non sono mancate, anzi.
In alternativa ci siamo procurati una banconota e una fotocopiatrice. Adesso vediamo.

Selezione all’uscita

darwin.jpgTrovo sempre più irritanti le aziende che praticano la Selezione Naturale Inversa degli utenti.

Esse infatti accettano la sottoscrizione di servizi da parte di qualsiasi antropoide in grado di digitare un numero di carta di credito, ma per la disdetta è necessario seguire le rigide procedure aziendali che esigono raccomandate 120 giorni prima della scadenza, telefonate a call center spiegando i motivi del recesso, presentarsi di persona alla sede in Olanda per scusarsi con gli azionisti, sacrifici di vergini in notti di plenilunio mentre si recita il contratto al contrario.

La scena che si ripete a scadenze regolari è più o meno questa:
"Complimenti, le abbiamo automaticamente rinnovato il servizio!"
"No, aspettate! Volevo disdire, lo giuro! Fate un’eccezione!"
– "Ormai è tardi. Paga per la tua ignavia, mortale."

Mio cugino ha sottoscritto un servizio rinnovato automaticamente ogni 15 giorni ma la disdetta va data 20 giorni prima della scadenza. E’ in trappola.

O tempora, o mores

Sostenere per scherzo, ad una festa, che la propria società si occupa di invio di spam… e mentre ci si attende una bella risata scoprire con ribrezzo

  1. di essere stati presi sul serio
  2. di essere circondato da ammirati sostenitori: che fantasia, ma come fate, dove le prendete certe idee.

Argh.

Cogliere quindi l’occasione per vantare partnership con Pfizer.

Clienti e fornitori

Ogni mattina, in Italia, un fornitore si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dei suoi clienti o non potrà fatturare e sarà costretto a ricorrere al fido in banca.

Ogni mattina, in Italia, un cliente si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dei suoi fornitori o verrà sollecitato nei pagamenti e sarà costretto a ricorrere allo scoperto di conto corrente.

Ogni mattina, in Italia, non importa se sei cliente o fornitore: inizia a correre in banca.

 

Lettera ad un giovane mai impiegato

Caro Giovane Laureato al primo impiego,

   è il PiccoloImprenditore che ti scrive. Ultimamente abbiamo avuto modo di frequentarci abbastanza spesso: tu alla ricerca di un lavoro interessante e io alla ricerca di un collaboratore di belle speranze.

Ci siamo visti più volte, abbiamo parlato della PiccolaImpresa e delle sue prospettive, abbiamo discusso del trattamento economico, tutto bene. Ma alla fine, al momento di concretizzare, ti facevi pensieroso e perdevi lo slancio iniziale. E ogni volta il tutto si concludeva con "mi interessa, ma sto cercando qualcosa di più sicuro"… e finivi a lavorare in GrandeAzienda, 500 euro al mese con contratto di stage rinnovabile ogni venti minuti. Con la prospettiva dell’assunzione a tempo indeterminato (forse).

Ed ogni volta che ti vedevo correre incontro alla tua assunzione a tempo indeterminato (forse) pensavo di aver sbagliato io, che in effetti l’assunzione ha i suoi vantaggi, che nella vita ci vogliono certezze. Certezze. Di cosa sono fatte le certezze? C’è niente di certo nella vita? A parte la polizza auto in scadenza, intendo (lo chiederò ai costruttori di certezze). Allora mi ritiravo a rimuginare in ufficio, a spremere excel per capire quanto può costare un dipendente, a chiedermi "cos’ha la GrandeAzienda che io non ho?". 

E’ giusto insistere? Ci vorrebbe incoscienza, sentimento. Come tutti i rapporti che non sono fatti per durare, anche questo inizierebbe con troppi dubbi e finirebbe con un misto di sorpresa, dolore, rabbia da una parte e la decisione giusta dall’altra.

Non insisterò.

Un giorno ci incontreremo di nuovo.
Fra un po’ di tempo, indeterminato (forse), ci ritroveremo a discutere.
Scoprirai che alla fine hai bisogno di qualcosa di diverso.
E che alla fine saresti dovuto partire come era Partita Iva.