Facsimile, mon amour

Il piccoloimprenditore fa un bonifico con Internet.

– Banca: “Vedo che hai fatto un bonifico via Internet.”
– PI: “Si, due giorni fa.”
– Banca: “Mi fai un fax?”
– PI: “Perchè?”
– Banca: “Per sicurezza.”
– PI: “Siamo al telefono, ti assicuro che sono io ad aver fatto il bonifico.”
– Banca: “Si, però mi devi fare un fax.”
– PI: “Perchè?”
– Banca: “Perchè sul fax c’è la firma.”
– PI: “E su Internet Banking c’è la password per l’autorizzazione.”
– Banca: “Si, però mi devi anche un fax.”
– PI: “Perchè?”
– Banca: “E’ la procedura.”
– PI: “Con le altre banche non succedeva.”
– Banca: “Noi vogliamo un doppio riscontro. Sicurezza.”
– PI: “E-mail?”
– Banca: “Internet, acher, truffe.”
– PI: “Fax, falsificazioni, recenti scandali finanziari.”
– Banca: “Firma, garanzia, legale.”
– PI: “Tecnologia,  efficienza.”
– Banca: “Sicurezza, solidità, sani principi di una volta.”
– PI: “Obsolescenza, alti costi, perdita di competitività.”
– Banca: “Soldi ne abbiamo, tempo pure.”

 

A buon imprenditor poche parole

Dicesi imprenditore colui che fa succedere le cose.

Il resto son tutte balle: l’idea imprenditoriale, cogliere le opportunità del mercato, fiuto per gli affari.
(Hai un’idea? Calmati, respira, che poi ti passa)

Difficile far succedere le cose dicendo agli altri cosa fare… ancora
più difficile imporsi di farle.  E non domani, adesso. La sfida
del piccoloimprenditore è tutta nella sua testa, il resto vien da sè.

Fantapiccoloimprenditore

Si diventa piccoloimprenditore per scelta, per necessità o per caso. Altre volte piccoloimprenditore non lo si diventerà mai.

Comunque sia, almeno  una volta nella vita chi non
è piccoloimprenditore sogna la sua piccolaimpresa e chi invece
già  lo è sogna la sua piccolaimpresa ideale.

A volte queste piccoleimprese non vedranno mai la luce perchè
rimangono nella nostra fantasia. Condividerle potrebbe
portare alcune di queste fantapiccoleimprese a prendere
forma.

Io per esempio ho due desideri:

La vera fantapiccolaimpresa:  pubblicare manuali che mettono insieme modi etnici e internazionali di risolvere e affrontare problemi pratici
Lo ritengo un mercato poco battuto e con molto matriale a
disposizione,  inoltre dà l’opportunità di viaggiare e conoscere
bene culture diverse.

la fanta fantapiccolaimpresa: attrezzare una bancarella per vendere stuzzicadenti in una spiaggia tropiacale. Non si
guadagna molto ma si lavora in un bel posto,  si fatica poco e si
ha la certezza di coprire l’unica esigenza non
ancora soddisfatta di chi stà in spiaggia a prendere il sole 
(consigliata solo per piccoliimprenditori già ricchi).  

E voi?  che piccolaimpresa sognate?

 

      

 

Quando la donna è un piccoloimprenditore

Quando la donna annuncia di voler diventare un piccolo imprenditore
(ovvero una PICCOLA IMPRENDITRICE), le reazioni degli amici sono le
stesse di quando ha annunciato di voler prendere la patente …
vogliamo dire freddine?
L’amica del cuore, quella su cui sai di poter contare sempre, per
intenderci quella che quando si giocava a Barbie ti lasciava sempre il
Ken biondo come fidanzato, abbozza un sorriso e poi ti dice: “Certo che
per noi donne far carriera richiede molti sacrifici: marito, figli,
hobby, amici, vacanze, parrucchiere, estetista, manicure … AMANTE!”.
E in effetti ha ragione. Perché senza marito, parrucchiere, estetista,
manicure … trovare uno straccio di amante è praticamente impossibile.

Ma la piccola imprenditrice sa di poter fare a meno dell’amante.

E poi a voler ben vedere: i mariti sono quasi sempre gelosi e
fedifraghi, i figli fin che son piccoli OK ma quando crescono sono un
bel mal di testa, degli hobby dopo un po’ ci si stufa e gli amici ti
mollano sempre nel momento del bisogno.
Ciò detto (la piccola imprenditrice prende mentalmente fiato) un minimo
di vacanze volendo si riesce a fare, dal parrucchiere scatta la tinta
coatta ai tre centimetri di crescita e per quanto riguarda l’estetista
… beh, due cerette l’anno non se le nega nessuno.
Rimane la manicure … ma con la vita grama che fa, volete che la piccola imprenditrice NON SI MANGI LE UNGHIE???

a ripensarci oggi……

Era
il due maggio (data significativa: avrei dovuto aspettare un intero
anno per godermi la festa dei lavoratori!), ero stato assunto in una
azienda metalmeccanica come programmatore informatico. Il contratto di
assunzione era già per me il mio bastone del comando. Quel semplice
foglio di carta mi aveva trasformato: indossavo camicia stirata di
fresco, vestito grigio e scarpe di vero cuoio: quel foglio era il
mio visto d’ingresso per il mondo del lavoro, il mondo vero.
Mi vedevo già a capo di quella grossa fabbrica e delle sue assordanti presse.

Il
mio capo mi si presentò come il perfetto informatico anni 80: occhiali
di tartaruga, camice bianco indossato sopra la giacca, decine di penne
nella tasca e badge magnetico (allora inesistente) per l’accesso
riservato alla sala computer.

Procedemmo
alla mia vestizione: per gli occhiali non potei fare niente, dovetti
tenere i miei di plastica, ma camice, penne e badge
diventarono presto di mia dotazione: feci così il mio ingresso
nella sala computer: stanza dei tesori accessibile solo a noi
informatici: enorme, bianchissima, algida, con dei computer immensi che
producevano ronzii assordanti.

Il
mio capo cominciò a parlare: io stavo già immaginando un discorso del
tipo: “-figliolo, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo-” e invece
lui, con mossa da vero prestigiatore, non so come, materializzò una
scopa, me la pose in mano e mi disse: “- c’è molta polvere qua dentro,
iniziamo dando una bella pulitina-” e lasciò chiudere dietro di sè la
porta della sala dei tesori, abbandonandomi solo con i miei sogni
di carriera, i computer e la scopa.

Oggi,
che tocca a me fare il discorso di benvenuto a chi viene a lavorare con
noi, considero quel gesto la più grande lezione di vita mai
ricevuta al di fuori della famiglia: la dignità del lavoro è da
ricercarsi nel come si svolge un’attività e non nell’attività stessa.

Metaforicamente,
ho sempre in un angolo del mio ufficio la scopa del mio capo e la
considero l’arma segreta non solo della mia (seppur breve) carriera
lavorativa, ma della mia stessa vita.

E la vostra “arma segreta”, qual’è?